giovedì 5 maggio 2011

LA MIA PASSIONE CLARET & BLUE: LE ORIGINI

"Shaw, Williams prepared to venture down left. There's a good ball played in for Tony Morley. Oh...it must be and it is ! It's Peter White ( Brian Moore's commentary from winning goal of Aston Villa's 1982 Champions of Europe)
Tutto iniziò nei primi anni '80 precisamente nel lontano 1982, quando io, tifoso milanista, vidi il Milan precipitare in B per la seconda volta e stavolta per demeriti propri o quasi (vero Castellini ?).
Deluso e quasi con distacco cominciai ad accostarmi al calcio d'oltremanica quando sulla mitica Tele Capodistria cominciarono ad apparire le prime immagini dell' allora "First Division".
Rimasi subito affascinato dagli stadi e dall'atmosfera che si respirava sulle famose "terraces", fu allora che capii che la mia passione sarebbe stata il calcio inglese, anzi il football, come dicono loro, culminata nella notte di Rotterdam con la conquista da parte dell'Aston Villa della Coppa dei Campioni nel 1982.
Erano gli anni che le squadre inglesi dominavano in Europa. Il Liverpool dei vari Clemence, Keegan, Dalglish, Case, Mc Dermott, Souness etc..tra il 1977 e il 1981 fu capace di vincere tre Coppe dei Campioni, (più una quarta nell'84 contro la Roma) intervallate nel 1979 e 1980 dalla splendida doppietta del Nottingham Forest, una vera favola sportiva, unica squadra dal 1978 ad oggi nel Regno Unito e forse nel mondo, in grado di vincere alla sua prima apparizione nella First Division, il campionato, la league cup e la stagione successiva la coppa dalle grandi orecchie.
Artefice di quegli anni d'oro del Forest fu senza ombra di dubbio l'istrionico manager Brian Clough, abile a guidare una squadra che tra le sue fila annoverava campioni del calibro di Peter Shilton, Trevor Francis, Garry Birtles, Viv Anderson, Tony Woodckok e Martin O'Neill, a cui va dato il merito, una volta diventato manager, di aver riportato il Villa , ad assaporare l'Europa in questi ultimi anni, dopo un'interminabile periodo d'astinenza ma sul capitolo O'Neill spenderò delle parole più avanti.
Nel 1982, come detto precedentemente, tocca all'Aston Villa vincere la Coppa dei Campioni, la mia prima finale vista in TV in versione integrale e di cui ho ancora il ricordo ben nitido.
Il giovane portiere Spinks, subentrato dopo 10' al titolare Rimmer per un infortunio, fu l' autentico eroe della partita oltre chiaramente al bomber Peter White, capace di trasformare in rete una delle pochissime occasioni concesse dalla corazzata Bayern. Spinks, si rese autore di parate miracolose, aiutato a volte anche da tanta fortuna.
Io soffrivo per lui in silenzio davanti al televisore senza mai staccare gli occhi dallo schermo.
Ogni volta che campioni come Rummenigge, Breitner, Dremler, Hoeness o Aughentaler si presentavano dalle parti del biondo ragazzotto mi veniva il mal di pancia, mentre la mia simpatia per i più deboli (almeno sulla carta) aumentava ad ogni minuto che passava.
L'Aston Villa schierava tra i suoi ranghi tanti corridori e qualche buon giocatore come Gordon " Sid " Cowans (che poi ritroverò in Italia nel Bari), centrocampista tutto fosforo dall'ottima visione di gioco, la veloce e funambolica ala Tony Morley, il biondino un pò " fighetto" ma dal dribbling elegante Gary Shaw ed il capocannoniere della First Division, Peter White, già vincitore del campionato inglese nel 1978 con il Nottingham Forest, famoso anche perchè, quando giocava portava ai polsi le classiche fascie antisudore.
Ormai tifosissimo dei Villans, quando al 67' vidi la palla calciata da White finire nella porta tedesca, potei finalmente lanciare un urlo liberatorio, con mia madre che mi guardò sbigottita dicendomi: " Ma cosa urli, mica è il Milan o una squadra italiana".
E si, perchè per i colori italiani, quell'anno fu un anno di trionfi sportivi. La Nazionale di calcio, qualche mese dopo, si laureò campione del mondo, Giuseppe Saronni a Goodwood in Inghilterra, vinse il campionato del mondo di ciclismo, la squadra di basket di Cantù si aggiudicò la Coppa Campioni, Franco Uncini succedette a Marco Lucchinelli sul trono della classe regina del motociclismo. Ma in mezzo a tanti trionfi mi preme ricordare che in quell'anno morì a Zolder il grande pilota della Ferrari, Gilles Villeneuve.
Fu così, che quasi per caso, divenni un tifosissimo dell'Aston Villa e dell'inghilterra, anche se a dire il vero, studiando la storia sui banchi di scuola ed ancora adesso su internet o riviste varie, le origini e le bellezze di quella terra mi hanno sempre affascinato.
Purtroppo, quegli anni di successi per il "football", coincisero anche con il fenomeno hooligans, le frange più estreme del tifo britannico, che poco aveva a che fare con il vero tifo sportivo.
Il 29 maggio del 1985, era in programma la finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus, disputatasi nell'inadeguato impianto dell' Heysel (oggi Stadio Re Baldovino) a Bruxelles.
Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali proveniva da club organizzati, fu assegnata la tribuna N, che si trovava nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi; molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell'acquisto dei biglietti, si trovavano invece nella tribuna Z, separata da due inadeguate reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool, ai quali si unirono anche tifosi del Chelsea (si dice), noti per la loro violenza (si facevano chiamare headhunters, " cacciatori di teste "). Circa un'ora prima della partita i tifosi inglesi più accesi (i cosiddetti hooligans) cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate, cercando il take an end ( " prendi una curva " ) e sfondando le reti divisorie: memori degli incidenti della vittoriosa finale di Roma di un anno prima si aspettavano forse una reazione altrettanto violenta da parte dei tifosi italiani, reazione che non sarebbe mai potuta esserci dato che la tifoseria organizzata bianconera era situata nella curva opposta.
I semplici spettatori, juventini e non, impauriti, anche per il mancato intervento e per l'assoluta impreparazione della forza dell'ordine belga, furono costretti ad arretrare ammassandosi contro il muro opposto alla curva dei sostenitori del Liverpool.
Nella grande ressa che venne a crearsi alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri si ferirono contro le recinzioni.
Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate e uccise nella corsa verso una via d'uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Il bilancio finale di quell'incredibile mattanza fu di 39 morti, 32 dei quali italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese più 370 feriti.
Alla vista di quelle immagini, mi crollò il mondo addosso e continuavo a ripetermi, io sono italiano, io ce l'ho una squadra italiana per cui tifare, ho una Nazionale di calcio fortissima, perchè devo essere affascinato da questi "animals" ?
Cominciò così a scemare il mio interesse per l'Inghilterra ed il suo calcio, grazie anche alla mancanza di visibilità in tv delle squadre inglesi, squalificate dall' UEFA per 5 anni ( il Liverpool 6 ) dalle competizioni europee in seguito ai delittuosi fatti dell'Heysel.
Anche le immagini del campionato inglese in quel periodo erano praticamente state messe al bando dalle tv italiane ma sotto sotto, in cuor mio tenevo ancora accesa la fiammella claret & blue.
Compravo regolarmente il mitico Guerin Sportivo, dando un occhio alle classifiche della First Division, per tenermi informato sull'andamento del Villa, con la speranza di potermi gustare anche qualche bella immagine.
Con l'avvento delle tv private ed in particolar modo di Sky, che da alcuni anni ha acquisito i diritti della messa in onda della Premier League, il sogno di vedere all'opera nuovamente il mio Villa con una certa regolarità è diventato realtà, riaccendendo la mia passione ancor di più fino a portarmi nel marzo del 2008 dritto fino al Villa Park per il match Aston Villa-Sunderland, sfortunatamente perso per 0 a 1 ma a quel punto poco importava il risultato, la cosa che contava veramente, era quella di essere là e poter respirare la magica atmosfera di uno stadio inglese, uno stadio, il Villa Park che ha detta di molti ed io lo confermo, sembra essere un teatro, un gran bel gioiello, incastonato nell'erba più verde di tutta l'Inghilterra. Dopo quel viaggio, sono seguite altre tre visite al " tempio ", praticamente una ogni anno fino ad oggi.
Nel frattempo, grazie ad internet, l'amore per il Villa mi ha portato a conoscere tanti ragazzi con la mia stessa passione, facenti parte dei Latin Lions, Aston Villa Italian Supporters' Club, e di cui non ho esitato a farne parte anch' io; il branch Italiano riconosciuto ufficialmente dal Lions Club, il network ufficiale dei tifosi claret & blue.
Grazie ai ragazzi del club, tra raduni e gite al Villa Park, ho avuto modo di conoscere ex calciatori dell' Aston Villa e personaggi influenti dell'ambiente societario, che ci hanno sempre accolti cordialmente, mettendoci a nostro agio, in ogni nostra puntata a Birmingham, questo è il Villa, una grande famiglia in cui tutti si sentono parte integrante.
Il resto è storia, che cercherò di raccontarvi attraverso le mie esperienze di viaggio ed alcuni appunti che ho raccolto di qua e di là.